venerdì 9 marzo 2012
Lumache o cavalieri?
Ogni giorno, dopo il primo caffè della mattina, vestiti e stirati, di fretta o rilassati, chiudiamo dietro di noi le porte delle nostre case.
Due giri di chiavi ed eccoci sul pianerottolo del nostro palazzo: un veloce gesto di saluto alla vicina, una sistemata al colletto della giacca e una tastata alle tasche per controllare di aver preso tutto. Così, avanziamo il primo passo sul primo scalino e inizia la discesa.
Ma di fronte alla realtà che abbiamo davanti, chi siamo: uomini inermi come lumache senza il guscio o corazzati come cavalieri medioevali?
Tutte le nostre giornate sono scandite da accadimenti di diversa portata, molti dei quali passano inosservati: un tram perso, una strada percorsa, un bar chiuso. Tutte nullità a confronto di quello che ci aspetta, al nostro lavoro, dovere o studio, ma che in fin dei conti potrebbero influenzare il nostro futuro. La domanda è: siamo noi a decidere?
"Con i se e con i ma, la storia non si fa" si dice, eppure le nostre menti sono sempre intasate da quei martellanti punti di domanda " ..E se avessi..", "E se fossi andato.." " E se avessi scelto..." Punti interrogativi che mai avranno risposta, purtroppo o per fortuna.
Quando riceviamo un NO e non ci viene permesso di fare un qualcosa che desideravamo, quando non veniamo presi, assunti o scelti da qualcuno, qual'è la reazione più giusta da avere, quale l'atteggiamento da assumere?
Rassegnazione? Rabbia? Odio verso se stessi? O odio verso il mondo esterno? E' troppo comodo affidarsi alla mera retorica " Si vede che non era destino" ?
Qual'è la risposta esatta? Homo faber o calvinista?
Io, credo che la verità sia nel mezzo: uomini artefici del proprio destino, ma al contempo impotenti davanti alla Natura delle cose; siamo insieme lumache e cavalieri.
Piangersi addosso è inutile, chiedersi "Perchè?" solo frustrante, invidiare gli altri logorante.
Quindi forse la risposta è semplicemente, Vivere. Vivere senza pensarci troppo, girare quella pagina piena di errori e cancellature e lasciare che il bianco candore della nuova si rifletta nei nostri occhi. Ancora profuma, ancora odora di nuovo, come un libro appena comprato. Basta decidere il colore dell'inchiostro più adatto a descrivere le nostre vite.
...Dai, una banalità. Eppure,a volte, quella pagina sembra pesare troppo.
sabato 22 ottobre 2011
LIFE IS ALL OF YOU.
Come passa il tempo..tutto scorre.
Passano le ore, passano i giorni, i mesi, gli anni. Un insieme di fotogrammi, nitidi o offuscati, che scorrono nella mente, come un treno senza meta.
E in questo turbinio incessante di emozioni, improvvisamente una brusca fermata, un freno tirato, e in battito di ciglia ti ritrovi al centro di un una lunghissima interminabile strada. Dietro a te il passato, davanti a te, il futuro. Che i due opposti si possano incontrare? I due estremi di uno stesso vettore un momento così lontani, e il momento dopo così vicini, quasi un tutt’uno, un unicum.
La domanda sorge spontanea: cambierei qualcosa di quello che ho fatto? Avrei dovuto spostare il fante anziché il cavallo? Rimpianti? Rimorsi? Figure che come manichini tutti uguali assumono una nitida sembianza mano a mano che si avvicinano: passanti, conoscenti, amici, amori passati.
E ancora punti interrogativi affollano la mente, punti interrogativi che forse, probabilmente, quasi certamente non avranno mai risposta. Chi siamo noi? C’è chi dice che siamo il passato, il trascorso, basta guardare il “lato b” di una persona per capire chi realmente è. E se invece fossimo il futuro? Forse il presente è solo un periodo di transizione per arrivare a qualcosa di più grande, un passaggio obbligato, un ponte per giungere dall’altra parte del fiume, come una giornata di studio che inizia col solo pensiero di arrivare alla sera.
Quante persone caratterizzano la vita di ognuno di noi. CARATTERIZZANO perché apportano modifiche ad un modellino ancora da plasmare: ogni anima che incontriamo ogni giorno, ci lascia qualcosa di suo, anche se noi, il più delle volte, non ce ne accorgiamo. Noi siamo le persone che abbiamo conosciuto. L’uomo è un animale sociale, è fatto per vivere nel branco, è condivisione. E così, noi condividiamo, ogni giorno, tutti i momenti della nostra vita con qualcuno: dal portiere, alla panettiera, al professore, fino alle persone che ci sono più vicine, amici, fratelli, genitori.
Ma così come queste persone entrano senza bussare nelle nostre vite, spesso, con la stessa rapidità, scompaiono e tornano ad essere quei manichini privi di sembianze, nascosti nella parte più remota della nostra memoria. Ma basta poco, un soffio di vento, un poco di acqua per farli rifiorire, e tornare ad essere parte di noi.
Può essere una chiamata inaspettata, un messaggio immotivato, una festa o una cena e in baleno, è un tuffo nel passato. Nostalgia, malinconia, senso di disagio e imbarazzo, ma anche sorrisi, ricordi, racconti e abbracci. Un insieme di sensazioni che ci avvolgono, e positivamente ci straziano.
22 ottobre 2009, 22 ottobre 2010, 22 ottobre 2011. Tre date, così vicine e così incompatibili. Chi c’era e c’è ancora, chi c’era e non c’è più, chi è appena arrivato e chi sta per arrivare.
Tutto è esperienza, tutti sono esperienza. Che si impari dai propri errori? Io ancora non ci credo. Preferisco una britneyniata “ Oops, i did it again!”.
Grazie a chi c’è stato per i ricordi che mi ha lasciato,
Grazie a chi è ancora con me, fermo al mio fianco,
Grazie a chi è da poco è arrivato e mi fa tornare il sorriso
E Grazie a chi ancora deve arrivare per le sorprese che illumineranno la mia vita.
Non tutti sono amici, alcuni sono nemici, e molti sono astenuti e ipocriti. Riconoscerli? Arduo. Ma l’importante è non farsi calpestare, tenendo aperto il cuore. La gioia è sofferenza, senza dolore non si può provare sollievo, senza conoscere una persona, non si può evitare di incontrarla.
Se non ti bruci non saprai mai se era caldo abbastanza.
…JUST DANCE….JUST LET ME DANCE.
giovedì 18 agosto 2011
solo Perchè.
Ogni ora è buona per scrivere, quando si riesce a scrivere.
Quest'estate non finisce. Non finisce di stupire, di lasciare attoniti, impotenti, disarmati. Quante vite spezzate, quanti visi rassegnati, quanti giovani orfani, nelle mani di un destino crudele.
Destino. Questa parola di solo 7 lettere che in sè ha una potenza tale da stravolgere una vita. Un destino che spesso è amaro, difficile da digerire. Un destino che colpisce, senza lasciar via di scampo.Nessuno può sfuggirvi. Tante teorie al riguardo: "homo faber" o uomo predestinato?
Cosa siamo, perchè siamo, chi siamo. Ogni giorno ci alziamo dal letto e iniziamo a scrivere una nuova pagina o almeno siamo convinti di poterla scrivere. Ogni giorno è diverso l'uno dall'altro, ma in fondo confidiamo che come ci svegliamo, andremo a dormire, inglobati in una circolare routine. Ma così non è. Mai siamo certi di quello che potrà capitarci, di quello che potrà accadere.
Bisogna cogliere l'attimo, bisogna pensare davvero come se non ci fosse un domani, bisognerebbe essere certi quando si va a letto la sera, che se anche dovesse accaderci qualcosa di brutto, noi siamo a posto con la coscienza, abbiamo fatto o detto quello che volevamo fare e dire. Niente in sospeso, niente in bilico, sul filo di un rasoio.
Studiare, si deve studiare, si deve imparare, bisogna costruirsi un futuro. Tutte frasi fatte, a cui tutti noi ci ispiriamo e con cui conviviamo ogni giorno. Ma per chi? Per cosa? Fermandoci un momento, è giusto sacrificare la propria vita, la propria giovinezza sperando in un futuro che forse mai ci sarà? E' giusto rimandare di continuo cose, avventure, viaggi, pensieri, istinti, per una vita che mai smetterà di costruirsi egoisticamente? Meglio un uovo oggi o una gallina domani?
Non lo so. Mi ritrovo qui tra le montagne, a casa mia, nel posto dove ho vissuto per più di metà della mia vita, eppure non sono felice. Non riesco ad essere felice, a rilassarmi. Non ho nulla da fare, nessun esame in vista, nessun compito accademico o lavoro, niente. Eppure non ce la facciom non riesco a staccare con questa stupida testa che mi trovo attaccata al collo. Vedere questa casa, e pensare a settembre, mi mette l'ansia, un'ansia congenita che non mi abbandona, mai. Cosa sarà di questa casa tra qualche mese?Cosa sarà della mia famiglia tra qualche mese?
Mi dico, mi ripeto, mi obbligo a separare la mia vita dalla loro, ma non ci riesco, mi viene impossibile. Mi sembra di essere legata con un cordone ombelicale, per cui se loro soffrono, soffro anch'io. E questo mi distrugge, mi lacera, ma è parte di me, e non riesco a soffocarla.
Quest'estate sta finendo e il bilancio è più che negativo, già mi manca. Siamo il 18 di agosto e già mi manca l'estate. Ho voglia di mare, di sabbia, di salsedine e spensieratezza. E invece mi trovo qui, tra le montagne a piangere, ed annoiarmi ogni momento, con un'ansia che mi pervade e un senso di colpa e incompletezza che mi accompagna.
Così ripenso al carpe diem, al doversi vivere ogni momento, e al fatto che non lo sto facendo, che sto buttando via giorni e giorni a lamentarmi, anzichè VIVERE.
Ad Anna, a Linda, a Marinelda e Francesco, a tutti coloro che ora ci guardano dall'alto, un sorriso e una lacrima. Lo sguardo va a voi.
sabato 23 luglio 2011
Destino amaramente agrodolce.
23luglio. E tutto scorre, e tutto cade dal cielo, come fulmini a ciel sereno, o come gocce di pioggia da nuvole plumbee. Temute od incidentali, notizie continuano ad infagare giorni di parvente vacanza. Diversa la portata, abissi profondi tra le une e le altre, momenti che fanno ricordare che in fondo, tante ire e tante scocciature, non sono altro che piccolezze in confronto a tragedie tali da lasciare solo bocche aperte, sgomento e lacrime amare che bagnano guance intimorite.
La vita non smette mai di soprendere, mai. Ci lascia giusto il tempo di convincerci di avere tutto sotto controllo, di pensare di sapere cosa ci aspetta, per agire e colpire infingarda e tagliente, senza lasciare scampo. Scacco matto. E ancora una volta bisogna ripartire, stringere i denti e andare avanti.
Ieri ho scoperto di avere una scadenza a dir poco imminente, soprattutto valutando quelli che sarebbero dovuti essere i miei programmi, per scrivere la tesi. Data ultima di consegna: 10 di agosto. E là in quel momento, mi è caduto il mondo addosso. Lacrime incontrollabili, testa in tilt, allarme rosso, mo' sono cazzi amari, la mia vità è finita. Un inconteniblie flusso di coscienza mi ha travolto. L'idea che probabilemente dovrò rinunciare alla mia vacanza, alla mia tanto attesa Mallorca, mi ha abbattuta, spezzata, sconfortata, rattristita, reso rabbiosa.
Tutto ciò, tutti questi sentimenti, non sono passati, affatto. Poi, però, mi sono guardata intorno, ho dato uno sguardo alle cose che continuano ad accadere proprio vicino a me, alle persone sedute al mio tavolo. Pazzesche, assurde, ingiuste. Indefinibili. Vite spezzate senza un perchè. E così, in un momento, in un sospiro di rabbioso sollievo, cerco di abbassare la testa, di cercare di interpretare questo strano destino, di volgere lo sguardo verso l'alto, verso quei nuovi angeli, e poi di riguardare qui, sull'umana terra, e sorridere timidamente.
Uno stupido link di facebook prima citava una frase di Einstein..quasi appositamente messa là.. " Ci sono due modi di vivere la tua vita. Una è pensare che niente è un miracolo. L'altra è pensare che ogni cosa è un miracolo."
mercoledì 6 luglio 2011
Bilancio di una notte di mezza estate.
Tante domande, tanti spunti, tanti temi di cui parlare. Ma poca voglia di affrontarli. Nessuna. Infima. Forse sto sfuggendo, parlo con le mie più care amiche, e sento come se stessi parlando con il panettiere " Come sta oggi?" "Tutto bene grazie."
Il vuoto.
Aria fritta.
Ieri ho finito ( forse ) ufficialemente i miei esami della triennale. Sta finendo un ciclo. Manca ( rimaniamo con il forse) uno scalino, 20 centimetri, poco più di un righello d'astuccio, e verrà definitivamente sancita la fine. CLEACC, addio. E purtroppo, come si è soliti fare alla fine di un'esperienza, arriva il momento del tanto fatidico BILANCIO. Ripensare a ciò è stato, a ciò che sarebbe potuto essere "se", a ciò che vorresti cambiare, e a ciò che ti manca e rivorresti, indietro, ora. Un flusso incontenibile di pensieri, parole, persone, posti scorre come un fiume in piena, inserabile, incontrollabile, straripante..senza fine.
Forse dovrebbe essere riordinato, come questa casa. Ogni vestito che c'è su questo divano potrebbe essere una persona: bisogna prederlo, guardarlo, capire se è sporco, da lavare, quindi recuperabile, o se invece rotto, da buttare oppure se ancora profuma, e quindi si tratta solo di piegarlo e riporlo, nel suo cassetto, al suo posto.
E'così, le persone che ci stanno accanto, sono come i vestiti nell'armadio: ogni tanto devo essere sottoposti ad un check-up. Bisogna capire se stanno ancora bene, o se ingrassano, se ci rendono felici o ci danneggiano; se sono vecchi, ma evergreen, se sono fratelli, o ormai lontani dal nostro "stile".
Siamo sicuri di sapere chi merita di stare al nostro fianco? Chi è degno delle nostre confidenze?
C'è chi dice che soli siamo nati e solo moriremo, e chi dice che solo condividendo si può essere felici. Certo il grigio è una bel colore, ma trovare la tonalità giusta, è raro e faticoso.
E intanto, la vita va, perchè il tempo è tiranno, e non si preoccupa del fatto che qualcuno possa stare male, soffrire, gioire...c'è chi vorrebbe fermarlo, e chi vorrebbe che scorresse veloce..chi vuole diventare grande..e chi pagherebbe per tornare adolescente. Ahh, il segreto di tutto è la relatività, e che l'erba del vicino è sempre più splendidamente verde. Dovremmo provare a guardare più noi stessi e a pensare a quanto siamo fortunati. Pensate al semplice raffreddore: solo nel momento in cui si è con 10 fazzoletti in mano, e il naso screpolato e rosso scarlatto, cominciamo a rimpiangere la nostra salute, che prima davamo per scontata.
Due gambe, due braccia, due mani..sono tutte cose che diamo per scontate, ogni giorno della nostra vita, senza renderci conto che così non è. E le due gambe possono diventare un tetto sulla testa, le due braccia i soldi per riempire il frigo, le due mani un cinema e due pizze. Tutti noi abbiamo qualcosa di unico che ci rende tali, è che la maggior parte delle volte siamo così stupidi da non rendercene conto, da nasconderci dietro un sedere grasso, dei denti storti, un'altezza inadeguata, uno sguardo poco accattivante. "Cosa vedi?" " Un dito!" " Allora significa che mi sono nascosto bene!".
... 2.00 a.m.
Zero sigarette rimaste | poca voglia di dormire | il mondo che fuori aspetta.
The show must go on.
venerdì 15 aprile 2011
Ora lasciatemi tranquillo, Ora abituatevi senza di me.
Rimane solo un grande ed inspiegabile PERCHE'.
Solo lacrime che urlano e si pentono di scendere.
Solo una notte di pieno Aprile.
giovedì 4 novembre 2010
Mati, ohana, Lisbona.
L'ora è tarda, come usualmente. La mia testa riesce a staccarsi solo a quest'ora forse? No, purtroppo e per fortuna no. La mia testa non è mai staccata, rilassata o quieta. E' che forse solo ora, solo nelle tarde ore della notte, i pensieri si consolidano, si solidificano, si comprimono e si susseguono formando un un più lungo discorso. Sembrava una sera triste, quasi malinconica,ma è bastato un film, una telefonata a sconvolgere improvvisamente tutto. Un film e una telefonata che come un carica batterie al cellulare morente, mi hanno dato una nuova carica e una nuova spinta verso la vita. La voglia di scoprire, di capire, di conoscere e di conoscersi. La voglia di esplorare un mondo nuovo, la voglia di capire che al vita è una e che bisogna viverla, semplicemente viverla. Ripensandoci, anche il mio ultimo scritto, se così si può definire, aveva questo tema, la Vita. Una vita che nel bene o nel male regala sempre soprese, una vita che non stanca mai, una vita che bisogna cogliere, a qualsiasi età. Quanta voglia avrei di condividere in questo momento questo mio pensiero con le persone a me più care, con la mia mamma. Farvi capire e farle capire che nulla è perduto, che volere è potere anche quando tutto sembra finito e senza speranza. Trasmettere questo messaggio in questo momento in cui mi sento forte, in questo momento in cui mi sentirei pronta più che mai a diffondere il mio pensiero. Avrei quasi la mano sul telefono, ma guardo l'orologio e capisco che non è cosa, che l'unico risultato che potrei ottenenere sarebbe un "Ti sembra l'ora di chiamare? Oddio è successo qualcosa? Stai bene, ti hanno rapita?" Ma questo non mi fermerà e spero con tutto il cuore di non perdere questo raggio che ora mi illumina, spero che non torni l'ombra, ma non tanto per me, quanto per tutti i miei affetti. Vi amo e vi amerò sempre, dire che mi mancate è riduttivo, dire che vi vorrei tutti qui adesso è un eufemismo, ma capisco che sto crescendo, che lo devo fare e che questa è un'esperienza unica, che devo appunto..vivere. Vivere per poi donare, imparare per poi insegnare, capire per far capire. In un momento di follia o di realtà, ancora non lo so, vi mando un bacio forte...dal cielo di Lisbona, dalla rocca del castello, guardo la stella più luminosa e penso a voi.