giovedì 18 agosto 2011

solo Perchè.

Ora insolita, metà giornata, il sole è alto.
Ogni ora è buona per scrivere, quando si riesce a scrivere.
Quest'estate non finisce. Non finisce di stupire, di lasciare attoniti, impotenti, disarmati. Quante vite spezzate, quanti visi rassegnati, quanti giovani orfani, nelle mani di un destino crudele.
Destino. Questa parola di solo 7 lettere che in sè ha una potenza tale da stravolgere una vita. Un destino che spesso è amaro, difficile da digerire. Un destino che colpisce, senza lasciar via di scampo.Nessuno può sfuggirvi. Tante teorie al riguardo: "homo faber" o uomo predestinato?
Cosa siamo, perchè siamo, chi siamo. Ogni giorno ci alziamo dal letto e iniziamo a scrivere una nuova pagina o almeno siamo convinti di poterla scrivere. Ogni giorno è diverso l'uno dall'altro, ma in fondo confidiamo che come ci svegliamo, andremo a dormire, inglobati in una circolare routine. Ma così non è. Mai siamo certi di quello che potrà capitarci, di quello che potrà accadere.
Bisogna cogliere l'attimo, bisogna pensare davvero come se non ci fosse un domani, bisognerebbe essere certi quando si va a letto la sera, che se anche dovesse accaderci qualcosa di brutto, noi siamo a posto con la coscienza, abbiamo fatto o detto quello che volevamo fare e dire. Niente in sospeso, niente in bilico, sul filo di un rasoio.
Studiare, si deve studiare, si deve imparare, bisogna costruirsi un futuro. Tutte frasi fatte, a cui tutti noi ci ispiriamo e con cui conviviamo ogni giorno. Ma per chi? Per cosa? Fermandoci un momento, è giusto sacrificare la propria vita, la propria giovinezza sperando in un futuro che forse mai ci sarà? E' giusto rimandare di continuo cose, avventure, viaggi, pensieri, istinti, per una vita che mai smetterà di costruirsi egoisticamente? Meglio un uovo oggi o una gallina domani?
Non lo so. Mi ritrovo qui tra le montagne, a casa mia, nel posto dove ho vissuto per più di metà della mia vita, eppure non sono felice. Non riesco ad essere felice, a rilassarmi. Non ho nulla da fare, nessun esame in vista, nessun compito accademico o lavoro, niente. Eppure non ce la facciom non riesco a staccare con questa stupida testa che mi trovo attaccata al collo. Vedere questa casa, e pensare a settembre, mi mette l'ansia, un'ansia congenita che non mi abbandona, mai. Cosa sarà di questa casa tra qualche mese?Cosa sarà della mia famiglia tra qualche mese?
Mi dico, mi ripeto, mi obbligo a separare la mia vita dalla loro, ma non ci riesco, mi viene impossibile. Mi sembra di essere legata con un cordone ombelicale, per cui se loro soffrono, soffro anch'io. E questo mi distrugge, mi lacera, ma è parte di me, e non riesco a soffocarla.
Quest'estate sta finendo e il bilancio è più che negativo, già mi manca. Siamo il 18 di agosto e già mi manca l'estate. Ho voglia di mare, di sabbia, di salsedine e spensieratezza. E invece mi trovo qui, tra le montagne a piangere, ed annoiarmi ogni momento, con un'ansia che mi pervade e un senso di colpa e incompletezza che mi accompagna.
Così ripenso al carpe diem, al doversi vivere ogni momento, e al fatto che non lo sto facendo, che sto buttando via giorni e giorni a lamentarmi, anzichè VIVERE.

Ad Anna, a Linda, a Marinelda e Francesco, a tutti coloro che ora ci guardano dall'alto, un sorriso e una lacrima. Lo sguardo va a voi.