Come passa il tempo..tutto scorre.
Passano le ore, passano i giorni, i mesi, gli anni. Un insieme di fotogrammi, nitidi o offuscati, che scorrono nella mente, come un treno senza meta.
E in questo turbinio incessante di emozioni, improvvisamente una brusca fermata, un freno tirato, e in battito di ciglia ti ritrovi al centro di un una lunghissima interminabile strada. Dietro a te il passato, davanti a te, il futuro. Che i due opposti si possano incontrare? I due estremi di uno stesso vettore un momento così lontani, e il momento dopo così vicini, quasi un tutt’uno, un unicum.
La domanda sorge spontanea: cambierei qualcosa di quello che ho fatto? Avrei dovuto spostare il fante anziché il cavallo? Rimpianti? Rimorsi? Figure che come manichini tutti uguali assumono una nitida sembianza mano a mano che si avvicinano: passanti, conoscenti, amici, amori passati.
E ancora punti interrogativi affollano la mente, punti interrogativi che forse, probabilmente, quasi certamente non avranno mai risposta. Chi siamo noi? C’è chi dice che siamo il passato, il trascorso, basta guardare il “lato b” di una persona per capire chi realmente è. E se invece fossimo il futuro? Forse il presente è solo un periodo di transizione per arrivare a qualcosa di più grande, un passaggio obbligato, un ponte per giungere dall’altra parte del fiume, come una giornata di studio che inizia col solo pensiero di arrivare alla sera.
Quante persone caratterizzano la vita di ognuno di noi. CARATTERIZZANO perché apportano modifiche ad un modellino ancora da plasmare: ogni anima che incontriamo ogni giorno, ci lascia qualcosa di suo, anche se noi, il più delle volte, non ce ne accorgiamo. Noi siamo le persone che abbiamo conosciuto. L’uomo è un animale sociale, è fatto per vivere nel branco, è condivisione. E così, noi condividiamo, ogni giorno, tutti i momenti della nostra vita con qualcuno: dal portiere, alla panettiera, al professore, fino alle persone che ci sono più vicine, amici, fratelli, genitori.
Ma così come queste persone entrano senza bussare nelle nostre vite, spesso, con la stessa rapidità, scompaiono e tornano ad essere quei manichini privi di sembianze, nascosti nella parte più remota della nostra memoria. Ma basta poco, un soffio di vento, un poco di acqua per farli rifiorire, e tornare ad essere parte di noi.
Può essere una chiamata inaspettata, un messaggio immotivato, una festa o una cena e in baleno, è un tuffo nel passato. Nostalgia, malinconia, senso di disagio e imbarazzo, ma anche sorrisi, ricordi, racconti e abbracci. Un insieme di sensazioni che ci avvolgono, e positivamente ci straziano.
22 ottobre 2009, 22 ottobre 2010, 22 ottobre 2011. Tre date, così vicine e così incompatibili. Chi c’era e c’è ancora, chi c’era e non c’è più, chi è appena arrivato e chi sta per arrivare.
Tutto è esperienza, tutti sono esperienza. Che si impari dai propri errori? Io ancora non ci credo. Preferisco una britneyniata “ Oops, i did it again!”.
Grazie a chi c’è stato per i ricordi che mi ha lasciato,
Grazie a chi è ancora con me, fermo al mio fianco,
Grazie a chi è da poco è arrivato e mi fa tornare il sorriso
E Grazie a chi ancora deve arrivare per le sorprese che illumineranno la mia vita.
Non tutti sono amici, alcuni sono nemici, e molti sono astenuti e ipocriti. Riconoscerli? Arduo. Ma l’importante è non farsi calpestare, tenendo aperto il cuore. La gioia è sofferenza, senza dolore non si può provare sollievo, senza conoscere una persona, non si può evitare di incontrarla.
Se non ti bruci non saprai mai se era caldo abbastanza.
…JUST DANCE….JUST LET ME DANCE.
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